Palla in cassaforte
Come usare la reputazione per fare carriera
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PS: Se rispondi a questa email, sappi che IO LEGGO TUTTO, ma non è detto che riesca a rispondere a tutti (o comunque non sempre in tempi brevi), porta pazienza.
Palla in cassaforte
Una volta seguivo lo sport, ora praticamente non più.
Ricordo che c’erano giocatori che erano considerati la “cassaforte”, quelli a cui dare la palla quando non sapevi che fare, confidente del fatto che loro sapevano cosa fare.
Penso a Pirlo e Xavi nel calcio, John Stockton e Steve Nash nella NBA.
Giocatori non appariscenti, né in campo né fuori, che però sono diventati leggenda grazie ad una cosa molto semplice: nel 99% dei casi facevano cose FACILI e GIUSTE, nell’1% facevano la giocata, che a volte veniva e a volte no, e quando veniva faceva la differenza.
E proprio per questo, quando la partita scotta, la palla finiva sempre da loro.
Questi giocatori non erano solo bravi, erano una certezza.
Questa dinamica non è solo nello sport, ma in tutte le relazioni, anche quelle in azienda.
In azienda è la stessa cosa
In azienda, soprattutto in certi momenti, nessuno cerca “il genio”.
Il manager cerca quello che riduce e gestisce il rischio, quello che fa la cosa facile, LA FA BENE, e mette in sicurezza tutti quelli che gli stanno intorno.
Quando un manager deve scegliere a chi affidare un progetto delicato spesso non si chiede “chi è il più brillante?”, ma “con chi so cosa succede?”
Perché il rischio, nel lavoro, è ovunque:
rischio di fare una figuracce
rischio di bucare una deadline
rischio di mandare un cliente in crisi
rischio di dover “metterci la faccia” quando qualcosa esplode
E in quei momenti, nel dubbio, la palla va sempre alle stesse persone.
Quelle che sono… affidabili.
Il vostro brodo (SPONSOR)
Oggi ho uno sponsor un po’ particolare.
Uno dei “segreti” di uno chef, stellato o no, conta poco, è una delle cose meno sexy che possiate trovare in cucina: IL BRODO.
Non parlo (solo) di quello in cui mettete la minestra, parlo di quello con cui potete allungare salse, fare riduzioni, insaporire piatti. Il brodo, quando è fatto bene, rende ogni cosa che tocca più buona.
Ma è uno sbattimento non da poco farlo bene quindi… ECCO CHE ARRIVA JARMINO.
Jarmino è una marca di brodo in barattolo che ho scoperto da poco è che è una bomba: pronti all’uso, di verdura, di pollo, di manzo.
Ci sono pure i brodi concentrati che sono pieni di collagene e che io uso per fare intermittent fasting: a cena un bel bicchiere di brodo e passa la paura.
Io vi consiglio la discovery box e poi magari quello di manzo concentrato.
E con questo link avete 10 euro di sconto.
Provateli, fanno bene e sono buoni, non ve ne pentirete!
L’affidabilità è magnetica
Quando dico “affidabilità” molti capiscono:
quello che dice sempre sì
quello che lavora più di tutti
quello che si fa carico del casino degli altri
quello che è sempre disponibile (anche alle 22.47 di venerdì, che già solo a scriverlo mi viene l’ulcera)
Ma quella non è affidabilità.
Quella è, spesso, bulimia di lavoro.
O mancanza di coraggio nel dire no.
O, più banalmente, il tentativo di comprare valore con la fatica.
L’affidabilità vera è un’altra cosa. È molto più “fredda”, quasi matematica:
Prometti solo quello che puoi mantenere. E poi lo mantieni. Sempre.
Sembra banale, ma non lo è per niente, perché implica una disciplina che pochi hanno: quella di non sovrastimarsi quando hai entusiasmo, energia, voglia di piacere.
È facilissimo dire “tranquillo, ci penso io”.
È molto più difficile dire: “posso farlo, ma te lo do mercoledì, non domani”.
Oppure: “posso farlo, ma allora non faccio quest’altra cosa”.
Ed è in quelle micro-frasi, in quelle micro-scelte, che si costruisce una reputazione e, di conseguenza, una carriera.
La reputazione è un castello di LEGO
Ogni volta che fai qualcosa — una mail, una consegna, una promessa, una call, un feedback — metti un mattoncino.
Un singolo mattoncino non conta niente.
Dieci iniziano a fare una base. Cinquanta diventano una struttura. Cento diventano un lo scheletro di quello che sarà il progetto finito.
E a un certo punto succede una cosa “magica”, che magica non è: le persone iniziano ad associare te al concetto di affidabilità prima ancora di ragionarci.
Perché nella loro testa tu sei diventato una categoria: quello che la porta a casa senza fronzoli e senza lamentele.
“Lui è quello che quando riceve non fa casino.”
Quello è il tuo brand.
Ogni interazione aggiunge o toglie
Questa è la parte che scoraggia molti perché significa che non esistono “piccole cose”.
Esiste solo una somma di micro-interazioni che costruiscono o erodono la struttura (di noi stessi) che abbiamo in mente.
E la cosa crudele dei LEGO (e della reputazione) è che: se la struttura cade… si spacca tutto.
Non cade perché hai fatto un errore una volta (capita a tutti).
Cade quando inizi a essere incoerente, quando inizi a giocare fuori ruolo, quando ti abitui a dire “tranquillo” e poi non consegni, quando ti costruisci la reputazione di “preciso” e poi inizi a essere approssimativo, quando ti vendi come uno che “ci mette la faccia” e poi sparisci appena c’è un problema.
E a quel punto smetteranno di passarti la palla… solo che spesso te ne accorgi tardi.
Quindi che si fa?
Due cose, molto pratiche:
Decidi per cosa vuoi essere ricordato.
Non in astratto. In concreto.
Vuoi essere quello affidabile sulle scadenze? Quello che calma il caos? Quello che porta soluzioni? Quello che comunica bene?
Scegli 1-2 cose, non 12.
Allinea ogni micro-azione a quella reputazione.
Ogni “sì”. Ogni “domani”. Ogni “ti mando”.
Perché ogni volta che dici una cosa e ne fai un’altra stai togliendo un mattoncino.
Si fa la stessa cosa nel marketing: fai una promessa di brand, e poi la mantieni. Le aziende che fanno questo sono nel S&P 100 :)
Io questa cosa l’ho vista mille volte.
Ho visto persone super talentuose che non hanno mai “sfondato” perché erano un’incognita costante. Io stesso ero così all’inizio della mia carriera.
E ho visto persone “normali” diventare centrali in un’azienda perché erano una certezza.
Nel dubbio, la palla va sempre lì.
E se vuoi una carriera che non dipenda dalla fortuna (o dall’umore del capo di turno), questa è una delle leve più potenti e sottovalutate che puoi allenare.
È poco sexy.
Ma, come direbbe un telecronista: è palla in cassaforte.
Alla prossima 👋
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