Non muore nessuno
Se togli le notifiche dal telefono.
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Non muore nessuno
Come molti sanno, uso un solo social: LinkedIn. Instagram lo apro una volta al mese, forse, mai su TikTok, ho mollato Facebook anni fa. LinkedIn lo tengo perché lì ci sono le persone con cui voglio parlare di lavoro, carriera, management.
Però negli ultimi mesi ho avuto una sensazione: LinkedIn sta diventando un po’ come il vecchio Facebook. Gente che posta per il gusto di postare, fatti personali che non c’entrano niente, contenuti scritti interamente dall’AI, senza autenticità (né nel contenuto né nella forma).
Nelle ultime 3 settimane ho fatto un esperimento: ho tolto le notifiche di LinkedIn dal telefono e dall’Apple Watch.
Cosa è successo
Mi sono accorto di una cosa che prima non vedevo. Ogni volta che arrivava una notifica, l’occhio mi cadeva sullo schermo. Andavo a guardare. Mi staccavo da quello che stavo facendo, magari scrivere, ragionare su un cliente, stare con la famiglia. E quando la notifica era un commento acido su un mio contenuto, mi faceva pure arrabbiare.
Il punto è questo: non ero io a decidere quando guardare LinkedIn. Decideva LinkedIn quando interrompermi. E ogni interruzione si portava via un pezzo della mia attenzione e una fetta della mia giornata.
Tolte le notifiche, ho ripreso il controllo. Io decido quando aprire la app, io decido quando rispondere (e SE rispondere). Così la mia testa resta dove mi serve.
Cosa dice la ricerca
Da uomo di dati quale sono, non sto a raccontarti solo la mia esperienza e assumere che valga per tutti.
Uno studio della Florida State University (Stothart, Mitchum, Yehnert, 2015) ha misurato cosa succede al cervello quando arriva la notifica di un telefono. La sola notifica peggiora la performance in un compito che richiede attenzione, anche quando la persona non prende in mano il telefono e non legge nulla. Basta il suono, o la vibrazione, a innescare il “ma chi sarà?”, e quel pensiero parassita ti porta via lucidità. L’effetto è paragonabile a quello di usare attivamente il telefono.
Peggio ancora se a vibrare è il vostro polso perché avete uno smartwatch.
Un secondo studio, dell’Università del Texas ad Austin (Ward et al., 2017, su quasi 800 persone), ha trovato qualcosa di ancora peggiore. La sola presenza del telefono sulla scrivania riduce la capacità cognitiva disponibile, cioè la quantità di “memoria di lavoro” che hai per ragionare. Chi faceva i test (il modo in cui misuravano le capacità cognitive) col telefono in un’altra stanza otteneva i risultati migliori. Chi ce l’aveva vicino, anche spento e a faccia in giù, andava peggio. E l’effetto era più forte proprio in chi si sente più dipendente dal telefono. I ricercatori l’hanno chiamato “brain drain”: tenere a bada l’impulso di guardare il telefono ti costa energia mentale, energia che stai togliendo dal lavoro (cognitivo) che stai facendo.
Ergo, se il tuo lavoro è di tipo cognitivo (scrivere, analizzare, decidere, creare), ogni notifica e perfino il telefono lì accanto ti stanno tassando la prestazione. Non te ne accorgi, ma la qualità scende.
Il principio: intenzionalità
La soluzione non è cestinare il telefono, ovviamente. È decidere tu, in anticipo e a mente fredda, quali notifiche meritano il diritto di interromperti.
Una notifica è un’interruzione che hai autorizzato. Il problema è che la maggior parte di noi non l’ha mai autorizzata in modo esplicito e intenzionale: ha solo lasciato le impostazioni di default che app e social hanno scelto al posto suo. E le hanno scelte per tenerti attaccato, perché il loro modello di business è la tua attenzione.
Quindi la domanda da farsi per ogni app è semplice: questa cosa ha il diritto di fermarmi mentre lavoro, gioco con mio figlio, mi alleno? Quasi sempre la risposta è no.
Il mio consiglio
La mossa grossolana: spegni le notifiche dei social di cazzeggio. Instagram, Facebook, TikTok e simili. Notifiche off, tutte. Quei contenuti non hanno mai una vera urgenza. Li guardi quando decidi tu, nei ritagli di tempo che scegli tu, e ti accorgerai che la voglia compulsiva di aprirli cala da sola. Vale anche per LinkedIn, anche se lo usi “per lavoro”.
Bonus tip: se decidi di aprire app “cazzeggio”, prima di farlo metti un timer per il tempo che decidi di cestinate (sì, il verbo giusto è questo) usando quelle app.
La mossa fine: usa le modalità Focus dell’iPhone (o “Non disturbare” su Android). Invece di decidere app per app, decidi situazione per situazione. Crei un profilo per ogni contesto e dici al telefono come deve comportarsi:
Lavoro: passano solo i contatti chiave (capo, team, clienti) e le app indispensabili. Silenzio totale su social e gruppi.
Casa: passano famiglia e pochi amici stretti. Il resto aspetta.
Famiglia: qui sono drastico. Passano solo le emergenze vere (scuola delle bimbe, un paio di numeri). Quando sono in famiglia, il mondo, tutto il mondo, può attendere.
Allenamento: praticamente tutto in silenzio. Quaranta minuti scollegato non hanno mai ucciso nessuno.
Le imposti una volta, magari una domenica con calma, e poi le attivi con un tap (o in automatico per orario e luogo). È mezz’ora di setup che ti ripaga per anni.
Epilogo
Dietro la paura di spegnere le notifiche c’è quasi sempre un pensiero: “e se mi perdo qualcosa di importante?”.
Ecco, in queste 3 settimane di esperimento non mi sono perso nulla di importante. Le cose davvero urgenti arrivano comunque, con una telefonata o un messaggio diretto. Tutto il resto è rumore che si è solo travestito da urgenza.
Se ti perdi una notifica, non muore nessuno. Ma se lasci che siano le notifiche a decidere il ritmo delle tue giornate, ti perdi qualcosa di molto più prezioso: la tua attenzione, che è l’unica cosa con cui costruisci tutto il resto (e la vuoi davvero regalare a un algoritmo?).
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